Biologia


IL MAR MEDITERRANEO

Il “Mare Nostrum” è un mare unico nel suo genere e imparagonabile a qualsiasi altro. Se prendiamo in considerazione solamente il suo passato più prossimo, alla fine del Miocene (circa sei milioni di anni fa), un’era che nella scala geologica non è poi così lontana, vediamo come a seguito della definitiva chiusura dello stretto di Gibilterra il bacino di questo piccolo mare chiuso inizia a prosciugarsi. Ben presto il livello del mare scende notevolmente e, grazie anche ad un clima sempre più torrido, si trasforma in un immenso lago salato.

In precedenza il Mediterraneo occupava più o meno la stessa posizione geografica del bacino odierno, anche se aveva caratteristiche completamente differenti: era un mare caldo, con una fauna molto simile a quella degli attuali mari tropicali. Ma il caro “mare nostrum” finisce presto con l’evaporare quasi completamente, lasciando il posto ad una vera e propria distesa semiarida, con qualche fiume o lago di acqua dolce. Quello che una volta era il fondo del mare diventa adesso un immenso territorio molto simile, come caratteristiche, all’attuale deserto del Sahara. Questo stato di cose regna per circa 500mila anni, fino a quando, cioè, non si apre nuovamente lo stretto di Gibilterra: da qui, sotto forma di smisurate cascate, irrompe l’Oceano Atlantico che, in migliaia di anni, porta alla formazione dell’attuale bacino; nasce così un nuovo mare, più freddo del precedente, e con una fauna completamente diversa adatta al nuovo ambiente.

Attualmente il Mar Mediterraneo, che misura oltre 3800 km di lunghezza e 1800 di larghezza, costituisce circa l’uno per cento dell’area totale delle acque terrestri. La sua profondità media è di 1370 mt mentre la massima  è di 5120 mt e si trova a sud della Grecia. E’ un mare chiuso, circondato da terre che soffrono di una notevole aridità a causa del riscaldamento esteso per gran parte dell’anno e che è responsabile di una massiccia evaporazione; questa non è controbilanciata a sufficienza dalle piogge e dall’apporto dei corsi d’acqua che in esso confluiscono. Tutto ciò genera una condizione di salinità del 37‰, superiore alla media dei mari del pianeta, che è del 35‰, (cioè 35 grammi di sali in un Kg di acqua).
Il Mediterraneo orientale subisce poi  un’evaporazione ancora più forte e questo causa un ulteriore aumento della salinità; l’acqua più densa tende a sprofondare mentre, dall’Oceano Atlantico, le acque superficiali più fredde entrano scivolando al di sopra di quelle più dense, che tornano nell’Oceano. Si ritiene che occorrano dagli 80 ai 90 anni per ricambiare solamente le acque superficiali del bacino del Mediterraneo attraverso lo stretto di Gibilterra, largo appena 13 Km e con una profondità media di 300 metri. La temperatura è inoltre strettamente legata alle diverse zone e può variare dai 20-25°C estivi fino ai 10-14°C riscontrabili nella stagione più fredda. In alcune zone del bacino orientale si possono riscontrare anche temperature di qualche grado superiori e non è raro registrare mediamente valori prossimi ai 28/29°. Il Mare Adriatico, specialmente nel settore settentrionale, dove la profondità massima non supera i 50 metri, rappresenta un caso del tutto particolare, più vicino ai mari tropicali per quanto riguarda la temperatura estiva, che si attesta generalmente attorno ai 30°, mentre scende a quote attorno ai 4° in inverno. Ma vediamo come un mare, dalle caratteristiche così uniche e particolari, viene popolato dalla fauna e dalla flora marine.

Si calcola che il 20% della vita animale e vegetale che popola oggi il Mediterraneo è endemico, in altre parole vivente solo in questo mare; il 5% proviene invece dal Mar Rosso, attraverso il canale di Suez (ma questa percentuale sta salendo negli ultimi anni); il restante 75% vive anche nelle acque dell’oceano Atlantico. Una fauna ed una flora molto varia ha dunque come dimora i nostri fondali, nuota nelle nostre acque, e noi, probabilmente, la conosciamo poco.

Recentemente il Mediterraneo ha subito un nuovo mutamento, questa volta riconducibile al comportamento irrazionale dell’uomo, che ha influito non poco sulla vita marina, condizionandola in modo eccessivo. Il versamento in mare di sostanze inquinanti ha portato a numerosi squilibri ambientali (basti pensare agli innumerevoli scarichi urbani che ancora oggi defluiscono direttamente in mare o alle industrie che riversano le acque usate per il raffreddamento degli impianti), con conseguente aumento della temperatura ed eccessivo sviluppo di alcune alghe (come nel caso delle alghe filamentose o mucillagini); alterazioni anche gravi degli ecosistemi interessati e mutamenti geofisici, dovuti alla costruzione di strutture di vario tipo lungo le coste, verificatisi negli ultimi decenni, hanno poi contribuito a deturpare le nostre coste. La pesca indiscriminata e lo sfruttamento eccessivo delle risorse marine sono nondimeno motivi che hanno portato ad un progressivo peggioramento delle condizioni di salute del bacino che, in quanto chiuso, soffre particolarmente della forte azione di pressione alla quale l’uomo lo sottopone.

Ciò nonostante, il nostro povero mare riesce ancora a sopravvivere e, in ogni caso, vorrebbe continuare a vivere una vita tranquilla. L’impegno di qualcuno ha dimostrato come la realizzazione di parchi marini o il riposo biologico nel settore della pesca siano determinanti per la ripresa della qualità della vita nel mondo sommerso. Ma per difendere e tutelare nel lungo periodo queste acque è opportuno, prima di tutto, conoscerle. Questo corso vuole offrire l’opportunità al lettore, non subacqueo, di avere un primo approccio con una particolare fauna marina e, a chi si immerge, anche da tempo, di approfondire le proprie conoscenze. Per far ciò è innanzitutto necessario inquadrare preliminarmente le caratteristiche dei principali ambienti che si incontrano sott’acqua, nel Mediterraneo. Procediamo quindi per gradi e vediamo qual’è, in realtà, l’ambiente marino perlustrabile dal subacqueo sportivo.